Open Art Days- Conflitto e identità
Il progetto si configura come un seminario interdisciplinare che mette in dialogo cinema documentario e arti performative per riflettere sul rapporto tra arte, memoria e realtà politica in contesti segnati da conflitti contemporanei.
Attraverso la visione del documentario 5 Broken Cameras e la performance MOHÁBBAT, studenti e studentesse sono coinvolti in un percorso che intreccia testimonianza visiva e ricerca sul corpo come spazio di espressione e resistenza.

Conflitto e identità: quando storia e presente si riflettono nell’arte. Diario del presente in tempo di guerra
Artisti
- Afshin Varjavandi
(Coreografia e regia dello spettacolo)
- Emad Burnat e Guy Davidi
(Registi documentario)
A cura di
Andrea Adriatico
Data
04 - 05 maggio 2026
Corso di Cinema, Fotografia e Audiovisivo
Insegnamento: Regia 2, docente: prof. Andrea Adriatico
Il progetto nasce come occasione di riflessione sul rapporto tra arte, memoria e realtà politica attraverso il confronto tra linguaggi artistici differenti in territori devastati dalla guerra.
Cinema documentario e teatro contemporaneo vengono messi in dialogo come strumenti capaci di raccontare esperienze individuali e collettive legate a contesti storici e sociali complessi.
Il progetto è realizzato nell’ambito del corso di Cinema, Fotografia e Audiovisivo dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, e in particolare all’interno del corso di Regia 2 tenuto dal prof. Andrea Adriatico, con l’obiettivo di offrire a studenti e studentesse un’esperienza diretta di confronto con autori e pratiche artistiche contemporanee.
Il seminario prende in considerazione alcuni contesti geopolitici oggi centrali nel dibattito internazionale, come Israele, Palestina e Iran. In questi territori, segnati da tensioni politiche e profonde trasformazioni sociali, l’arte assume spesso il ruolo di spazio di testimonianza e di riflessione critica sulla realtà.
Il progetto si sviluppa attorno alla visione del documentario 5 Broken Cameras, realizzato da Emad Burnat e Guy Davidi, e alla presentazione dello spettacolo performativo MOHÁBBAT, con coreografia e regia di Afshin Varjavandi.
Accanto alla visione delle opere, un elemento centrale del progetto sarà l’incontro diretto con gli autori che dialogheranno con le persone che studiano all’Accademia di Belle Arti, offrendo l’opportunità di approfondire i processi creativi e le scelte artistiche che stanno alla base dei loro lavori.
Le opere presentate:
Il documentario 5 Broken Cameras racconta la vita nel villaggio palestinese di Bil’in durante le proteste contro la costruzione del muro di separazione israeliano. Il film nasce dalle riprese realizzate da Emad Burnat nel corso di diversi anni e segue da vicino le trasformazioni della comunità locale, intrecciando la dimensione politica del conflitto con la vita quotidiana delle persone che lo vivono. Il titolo fa riferimento alle cinque videocamere utilizzate durante le riprese e progressivamente distrutte nel corso delle manifestazioni. Questo elemento diventa nel film una metafora della fragilità dell’immagine e delle difficoltà legate alla documentazione di una realtà attraversata dal conflitto. Il documentario ha ricevuto un ampio riconoscimento internazionale ed è stato candidato al premio Oscar come miglior documentario agli Academy Awards del 2013.
Nel panorama del cinema documentario contemporaneo, opere come 5 Broken Cameras si inseriscono in una tradizione che considera il film uno strumento di osservazione e testimonianza della realtà. In questo senso il lavoro di Burnat e Davidi può essere messo in relazione con la riflessione teorica di Bill Nichols sul cinema documentario come forma di discorso sul reale e con la pratica cinematografica di Abbas Kiarostami, che hanno spesso interrogato il rapporto tra immagine, verità ed esperienza quotidiana.
Lo spettacolo MOHÁBBAT, con coreografia e regia di Afshin Varjavandi, è una creazione performativa che affronta il tema dell’identità e della condizione umana in relazione al contesto iraniano contemporaneo. La parola “mohabbat”, che in persiano significa “amore”, diventa il punto di partenza per una riflessione sul rapporto tra corpo, memoria e dimensione politica.
La performance si sviluppa attraverso una scrittura scenica che intreccia movimento, suono e presenza fisica. Il lavoro si configura come una ricerca sul corpo come spazio di resistenza e come luogo in cui si inscrivono le tensioni tra libertà individuale e contesto sociale.
Particolarmente rilevante è il contesto produttivo internazionale dello spettacolo, che vede coinvolta La MaMa Experimental Theatre Club (New York), realtà storica della scena performativa contemporanea e punto di riferimento per la sperimentazione artistica a livello globale.
La presenza di La MaMa conferisce al progetto un respiro internazionale e una forte valenza culturale, collocando MOHÁBBAT all’interno di un circuito di produzione e diffusione di alto profilo. Accanto a questa, la produzione coinvolge anche INC Innprogress Collective, Astragali Teatro e La MaMa Umbria, configurandosi come una collaborazione articolata tra realtà italiane e internazionali.
Il seminario mette così in relazione due modalità diverse di testimonianza artistica. Nel film 5 Broken Cameras la videocamera registra e conserva la memoria degli eventi legati al conflitto tra Israele e Palestina; nella performance MOHÁBBAT, invece, il corpo dei performer diventa il luogo in cui si esprime una riflessione sulla condizione contemporanea, trasformando la scena in uno spazio di indagine politica e poetica. Il dialogo tra cinema documentario e arti performative permette quindi di interrogarsi sul ruolo dell’arte come strumento di racconto del presente e come forma di resistenza culturale.
Attività del progetto:
Il progetto si sviluppa attraverso due momenti principali. La proiezione del documentario 5 Broken Cameras sarà organizzata presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce in collaborazione con Apulia Film Commission. La serata prevede la proiezione del film seguita da un incontro con gli autori, mentre il giorno successivo si terrà un seminario presso l’Accademia dedicato in particolare a studenti e studentesse.
Lo spettacolo MOHÁBBAT sarà presentato in collaborazione con Teatro Koreja. Anche in questo caso la rappresentazione sarà accompagnata da un momento di dialogo con il coreografo e, la mattina seguente, da un incontro seminariale presso l’Accademia durante il quale Afshin Varjavandi discuterà con studenti e studentesse del proprio percorso artistico e delle tematiche affrontate nello spettacolo.
Entrambe le iniziative sono organizzate in collaborazione con strutture partner italiane, in particolare Apulia Film Commission e Teatro Koreja, che dispongono delle competenze e delle infrastrutture necessarie per gestire tutti gli aspetti logistici, tecnici e organizzativi delle attività previste. Le strutture coinvolte hanno già espresso il proprio benestare di massima alla realizzazione del progetto nel periodo individuato, mentre le date precise saranno definite successivamente in accordo con gli artisti, l’Accademia e i partner organizzativi.
Obiettivi:
Il seminario si propone di approfondire il rapporto tra arte e contesto politico, offrendo strumenti di lettura per comprendere il linguaggio del cinema documentario e della performance contemporanea. Allo stesso tempo intende creare un’occasione di confronto diretto tra artisti, studenti e studentesse, favorendo una riflessione critica sul ruolo dell’arte nella rappresentazione delle trasformazioni sociali e politiche del presente.





















