Puppets & Monuments
Dal 23 marzo al 16 aprile 2026, l’Accademia di Belle Arti di Lecce ospita la mostra PUPPETS & MONUMENTS. Pratiche e forme della cartapesta contemporanea, un progetto espositivo e laboratoriale dedicato alla rilettura della cartapesta in chiave contemporanea, nell’ambito di D.I.A.R.Y. – Digital and International Arts through Augmented Reality and Research for Young Students Artists

Pratiche e forme della cartapesta contemporanea
Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 12.00, nelle sale a piano terra dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, si inaugura la mostra Puppets and Monuments. Pratiche e forme della cartapesta contemporanea, a cura dei docenti Roberto Lacarbonara e Giuseppe Donnaloia. L’esposizione, con le opere degli artisti Jacopo Allegrucci, Valeria Carrieri, Aurora Lacirignola, Perino & Vele e Luigi Presicce, è parte del progetto D.I.A.R.Y. – Digital and International Arts through Augmented Reality and Research for Young Students (Artists), programma di internazionalizzazione e ricerca artistica finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
“Nel segno dell’internazionalizzazione e con l’obiettivo di rileggere la storia secolare della cartapesta alla luce delle soluzioni artistiche contemporanee, il progetto espositivo e laboratoriale si incardina profondamente nella mission dell’istituzione accademica, favorendo le connessioni tra pratica artistica, artigianato e design, valorizzando la cultura materiale e i saperi radicati nel territorio. Un’azione di rinnovamento della tradizione plastica che guarda a sviluppi e innovazioni di grande attualità, incorporando tecnologie di progettazione digitale, prototipazione, nuovi materiali, dispositivi e strumenti di comunicazione”.
Il Presidente On. Nicola Ciracì e il Direttore Prof. Nunzio Fiore
La mostra Puppets and Monuments nasce all’interno di un ampio programma di ricerca e formazione che ha visto giovani artisti e studenti a confronto su linguaggi e forme d’impiego della cartapesta. I lavori in mostra, pur rintracciando riferimenti plastici e materici nella secolare tradizione della tecnica, aggirano ogni visione conservativa: gli artisti invitati operano nel tentativo di riconnotare la cartapesta, adoperarla nuovamente e diversamente, alterarla, usarla semmai impropriamente. Più che cartapestai o specialisti, gli autori sanno attraversare e ridefinire il medium per sottrarlo alle “secche” dell’arte applicata.
Le ragioni di un riscatto e di una riattualizzazione vanno ben oltre la nostalgica adesione al passato, magari nel solco di un pur considerevole genius loci – si pensi all’importanza ricoperta in territori fortemente connotati come il Salento, oppure Napoli, Venezia, Viareggio, a titolo di esempio). La rinnovata adozione della polpa di carta e del collage (nelle due principali articolazioni del papier-mâché e papier-collé) si reggono soprattutto sull’urgenza di ridefinire dal profondo i processi di produzione e consumo, a ogni livello di progettazione e di mercato. Ben poche tecniche incarnano una processualità radicata nella pratica del riciclo e una sostenibilità economica e ambientale come la cartapesta. Le componenti povere del riuso – la carta – o addirittura di matrice naturale – le colle, i pigmenti – permettono di trovare in questa tecnica concrete possibilità di un accesso democratico e universale.
A questa componente etica del lavoro, contribuiscono anche ulteriori fattori esclusivi dell’opera in carta, primi fra tutti la leggerezza, la trasportabilità e la modularità. Vi è poi una qualità mimetica e irriverente che la cartapesta reca con sé, qualunque configurazione essa assuma nelle differenti proposte. Sa fingersi nobile, elegantissima, coi suoi smalti e le sue finiture; sfida ardite soluzioni statuarie e monumentali con grande capacità di ironia e dissimulazione; può bearsi dell’esile fragilità di un’anima cartacea ma, al tempo stesso, di una resistenza non minore a quella del legno o della plastica.
I burattini e monumenti concepiti per questa mostra sono dunque i privilegiati “soggetti” cui la cartapesta sa dar forma, rivelando pienamente la versatilità e la plasticità di una pratica capace di esiti grandiosi così come di vezzosi decorativismi, oppure di soluzioni ludiche ma anche di aspetti enigmatici, di sinistre deformazioni, perfino esoterismi. È così che gli idoletti domestici ed arcaici (Lacirignola, Carrieri), gli animali esotici (Allegrucci) e gli ibridi teriomorfi (Presicce) di questa mostra rimescolano il sacro con il pop (Perino&Vele), gli archetipi ed i miti di ieri con le ossessioni, le fobie e le incoerenze dell’oggi. E se qualcosa resta di una tecnica e di una storia nobile e antica, è più che mai opportuno tradurla e tradirla (il che, forse, è lo stesso). Ma, soprattutto, trattenerla.
In mostra sono esposti anche bozzetti, maquettes e studi preparatori realizzati da sette studenti – Pierpaolo Arcadio, Maria Benedetta Calogiuri, Alessandro Ciullo, Antonio D’Amato, Paola La Galla, Vito Antonio Lippolis, Dalila Festagallo – nell’ambito di un laboratorio dedicato alla cartapesta contemporanea condotto dal prof. Giuseppe Donnaloia e dalla visiting artist Iria do Castelo.




















